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Home Sapere Artisti Aurelio Cesareo - pittore scultore liutaio

Aurelio Cesareo - pittore scultore liutaio

Aurelio CesareoAurelio Cesareo è nato a Montalto Uffugo (Cosenza), dove vive e lavora. La sua prima personale risale al  1962. Fin da allora si è caratterizzato come pittore figurativo impegnato a rappresentare la realtà che lo circonda  per scandagliarne gli aspetti ed i significati più reconditi.                                                                                                   

E’ forse per questo, spinto, cioè, dall’urgenza di capire il microcosmo che lo attornia e nel quale è immerso,  che Cesareo non ha mai avvertito la necessità di allontanarsi dalla Calabria. Nella quale, anzi si è chiuso come in un bunker per perseguire, con “placido” furore, l’intento di comprendere e penetrare l’essenza vera delle cose e degli uomini che lo attorniano: una sedia, uno scorcio di paesaggio, un ombrello, una persona, gli strumenti del suo lavoro quotidiano. Raffigurati, con il passare del tempo, con linguaggio iperrealistico ed in termini sempre più essenziali e scarnificati, al punto da evocare atmosfere rarefatte, irreali, quasi metafisiche.
Il messaggio che l’artista sembra abbia voluto trasmettere in tanti anni di isolata attività, interrotta da poche e rare mostre personali, conclusesi tutte  con successo di critica e di pubblico, sembra essere questo: la storia, quella delle tragedie collettive e dei grandi avvenimenti che cambiano il mondo, non può essere capita se non attraverso la comprensione dei piccoli avvenimenti di ogni giorno e degli uomini che di questi sono i protagonisti.Sarebbe un errore ritenere che la scelta di vivere ed operare in Calabria abbia significato per Cesareo, al di là dell’isolamento “geografico”, un estraniarsi rispetto agli altri artisti, con i quali, anzi ha avuto sempre un rapporto cordiale e sicuramente attento ai valori di cui ognuno di essi è stato ed è portatore. Ne sono una testimonianza, fin dai tempi in cui aveva lo studio in una parte del secentesco convento domenicano, le frequentazioni che ha avuto, ed ha tuttora, con artisti della sua Calabria (ad esempio, Fidei,
Moraca, Di Ciancio, Sangineto, Vercillo, Carnevali) e le numerose visite presso il suo studio di maestri quali, ad esempio, l’indimenticato Remo Brindisi ed il compianto Aldo Pagliacci, che ha fatto germinare in lui la passione per la liuteria. Isolamento “geografico” quello di Cesareo, ma non rispetto al “mondo” –che l’artista ha seguito con accurata attenzione attraverso i libri e le cronache dei giornali e della televisione- o rispetto alle evoluzioni delle arti figurative. Ne è una riprova l’ultima produzione, che segna l’inizio di un nuovo ciclo.
Dall’introspezione del proprio microcosmo l’artista, forte di una solida maturazione tecnica e culturale, passa ad una raffigurazione di più ampio respiro, che si misura  con le tragedie e gli avvenimenti del mondo, interpretati in termini di emotiva e lirica partecipazione. L’iconografia diventa, così, più articolata e complessa e, in un certo senso, più drammatica per l’inclusione, in ogni singolo dipinto, di pezzi o scampoli della realtà di vario genere e diversa natura sapientemente impaginati tra di loro: un titolo di giornale; una figura umana; un manifesto murale scrostato; volti sovrapposti, sofferente l’uno, sorridente e gioioso l’altro; uno strumento musicale appena accennato, uno scorcio di paesaggio. Dall’iperrealismo e dall’atmosfera rarefatta dei dipinti precedenti,  si passa così ad una raffigurazione più corposa e carnale e, quindi, più drammatica, che si misura con le sofferenze e le fatiche degli uomini, con le loro gioie e le loro tragedie.
Si avverte, nella più recente produzione dell’artista, un richiamo a talune correnti pittoriche (il Nouveau Réalisme, la Pop Art) e ad alcuni linguaggi espressivi diversi dal figurativo tradizionale (ad esempio, il décollage di Rotella, Hains, Villeglé), come lasciano intravedere talune iconografie e la rappresentazione di manifesti sovrapposti l’uno sull’altro, parzialmente scalfiti e squarciati. Ma è un richiamo che non significa adesione a correnti o linguaggi diversi dal figurativo, ma, al contrario, vuole dimostrare, sia pure con il tratto di signorile pacatezza che caratterizza l’uomo, il primato della figurazione rispetto ai diversi linguaggi inventati dalle avanguardie. E’ come se l’artista volesse dire: il “vecchio” e “tradizionale” figurativo, se saputo usare, riesce anche oggi, in tempi di avanguardie e sperimentalismi, a suscitare emozioni ed essere, quindi, superbo strumento per fare arte.

 

Sito web dell'artista:  www.cesareoaurelio.it

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